Alperia Tower: Intervista all’architetto Valentina Bonato

Alperia Tower: Intervista all’architetto Valentina Bonato

Dopo la bella inaugurazione della futuristica Alperia Tower abbiamo intervistato l’architetto Valentina Bonato, una delle autrici della nuovissima e luminosissima torre bolzanina.

Valentina ha voluto subito chiarire che assieme a lei molte altre persone hanno collaborato alla realizzazione dell’opera, in particolare gli architetti Dario Cagol e Helmuth Niedermayr con la collaborazione dell’artista Julia Bornefeld.

1. Ricordo che me ne avevi parlato tanti anni fa, quanto ci avete messo a idearla e a realizzarla?

Abbiamo preparato il progetto per il mascheramento architettonico del serbatoio a servizio del teleriscaldamento e le tavole di concorso in circa 3 settimane nel luglio 2013; da gennaio 2014 è iniziata la progettazione esecutiva che si è conclusa in un paio di mesi (noi abbiamo avuto l’incarico della sola supervisione del progetto esecutivo del mascheramento) e poi i lavori di esecuzione sono iniziati a luglio di quest’anno e sono ufficialmente stati portati a termine il 25 di ottobre (anche in questo caso noi abbiamo affiancato la Direzione Lavori). La mia squadra ha progettato solamente il mascheramento, per tutti i lavori della nuova centrale del teleriscaldamento ed anche per il progetto esecutivo bisogna ringraziare i bravissimi ingegneri del Polo tecnologico per l’energia, società di ingegneria di Trento, guidati dall’ingegnere Michele Tarolli.

2. Che cos’è il teleriscaldamento? che vantaggi può portare?

Per sapere cos’è il teleriscaldamento consiglio a tutti di visitare il ricco e completo sito di Alperia, comunque visto che sei curioso per sommi capi posso dirti che si sfrutta il calore prodotto dall’inceneritore per scaldare l’acqua che poi viene mandata alle abitazioni per riscaldarle; questo permette agli edifici coinvolti di non usare una caldaia condominiale/centralizzata per il riscaldamento.

3. Quale è stato il tuo contributo, c’è un punto che senti in particolare, che porta la tua firma?

Il progetto è nato da un team! Quindi tutti lo sentiamo allo stesso modo nostro.

4. L’opera ha qualche ispirazione con altre o l’avete ideata in maniera originale?

Abbiamo cercato di monumentalizzare la funzione del serbatoio e rendere manifesto ciò che avviene al suo interno, l’idea è semplice: l’acqua quando si riscalda forma bollicine. Come questo concetto sia stato tradotto in architettura fa parte del nostro lavoro di architetti…quindi credo si possa dire che è originale. Abbiamo cercato di mantenere il carattere industriale visto l’area in cui sorge e la funzione che espleta; i pannelli di alluminio anodizzato riflettono la luce diurna in modo vario e mutevole a seconda delle condizioni atmosferiche ed il gioco di luci notturno completa il progetto.

5. Hai un messaggio da dare ai tanti giovanissimi a cui piacerebbe studiare architettura?

…di studiare altro! Forse la mia frase è un po’ forte, ma purtroppo come per molte altre professioni l’impegno e la dedizione richieste sono altissime, e spesso non si traducono in guadagni astronomici come si potrebbe pensare…certo è che se si è accompagnati da una buona dose di passione, di creatività e di autonomia, allora questo mestiere può dare belle soddisfazioni…con il tempo! Non abbiate fretta e siate pazienti, ma non troppo. Chiaramente mi riferisco alla libera professione.

Studiare architettura è in ogni caso molto stimolante ed interessante, inoltre permette di dedicarsi a diverse professioni e non solo quella di architetto.


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